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Il canzoniere del blues italiano: dieci incisioni che vanno salvate dalla polvere

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Il canzoniere del blues italiano: dieci incisioni che vanno salvate dalla polvere

Photo: Nick Number, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons

Parlare di blues italiano significa ancora, troppo spesso, partire da zero. Come se il genere fosse nato da noi solo con l'ultimo decennio, con i festival e le playlist. In realtà esiste un patrimonio di dischi, incisioni e brani che racconta mezzo secolo di musica radici nel nostro Paese. Ecco la nostra lista — inevitabilmente discussibile, come tutte le liste — dei dieci capitoli fondamentali, con le incisioni di Beppe Platania che attraversano la storia come una linea di metro affidabile.

1. Le prime registrazioni di Beppe Platania

Il punto di partenza obbligato: le prime incisioni di Platania catturano un blues ancora elettrico, grezzo, registrato quando in Italia il genere viveva nei seminterrati. Ascoltarle oggi è come aprire una finestra su quell'epoca: la chitarra in primo piano, la voce che racconta, la band che respira insieme.

2. I dischi acustici e la svolta roots

A metà carriera, Platania sposta il baricentro sull'acustico: resonator, slide, arrangiamenti essenziali. È la svolta che molti definiscono la sua firma definitiva, e che ha influenzato una generazione di chitarristi italiani verso il cosiddetto blues radici.

3. I brani in italiano: la traduzione possibile

Cantare il blues in italiano è stata per decenni una sfida. I brani in cui Platania e altri pionieri hanno portato testi in italiano nel giro del dodici battute restano tra i più interessanti del catalogo nazionale: storie di periferie, stazioni e notti bianche che funzionano come le loro cugine del Delta del Mississippi.

4. Le collaborazioni con i bluesmen americani

Gli incontri tra musicisti italiani e bluesman americani in tournée da noi hanno prodotto registrazioni preziose, spesso uscite in tirature limitate. Sono documenti che dimostrano come il dialogo tra le due sponde fosse reale e fruttuoso, non un esercizio di stile.

5. I live da club: il vero laboratorio

Il blues italiano si è fatto nei club, prima ancora che in studio. I concerti registrati nei locali storici del nord — ma anche del centro e del sud — sono un filone a sé: versioni allungate, improvvisazioni, quel patto diretto con il pubblico che lo studio non restituisce mai del tutto.

6. La scena acustica contemporanea

Negli ultimi vent'anni una nuova leva di chitarristi e cantanti ha ripreso il testimone, spesso dichiarando il debito verso i pionieri. I dischi di questa ondata più recente meritano un posto nella cassetta degli attrezzi di ogni appassionato: produzioni curate ma spirito antico.

7. I festival come archivio vivente

Non è un disco, ma è materiale inciso: i festival dedicati al blues e alle radici hanno prodotto registrazioni live, compilation e progetti collaterali che oggi costituiscono un archivio involontario ma fondamentale della scena.

8. Le ristampe e le riscoperte

Il mercato discografico indipendente italiano ha iniziato a ristampare gioielli rimasti fuori catalogo per decenni. Un lavoro silenzioso ma cruciale: senza ristampe, la memoria del blues italiano resta appannaggio di pochi collezionisti.

9. I duetti e le collaborazioni tra vecchia e nuova guardia

Quando i pionieri condividono il palco o lo studio con i più giovani, il risultato è spesso elettrizzante. Le incisioni di Platania con artisti della nuova scena dimostrano che il passaggio di consegne, nel blues, avviene suonando fianco a fianco, non a parole.

10. Il presente: chi ascoltare oggi

La lista si chiude con il presente, perché il blues italiano non è un museo. Le nuove uscite di Platania e di tanti colleghi dimostrano che il genere continua a muoversi, a respirare, a raccontare l'Italia di oggi con lo stesso lessico di sempre.

Perché conta

Questa lista non ha pretese di completezza: vuole essere un invito. Il blues italiano è un patrimonio spesso trascurato, troppo poco programmato in radio, assente dai canoni scolastici. La cura migliore che possiamo dedicargli è semplice: ascoltarlo, comprarlo, andarlo a sentire dal vivo. Il resto — come dice sempre chi suona da cinquant'anni — viene da sé.

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