Cantare il blues in italiano: la sfida che pochi hanno osato affrontare
Photo: Geppo78, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Il problema della lingua: perché l'italiano si scontra col blues
Il blues nasce in inglese, e l'inglese gli sta addosso come una seconda pelle: vocali aperte, sillabe brevi, rime facili. L'italiano, con le sue vocali finali e le parole lunghe, sembra fatto apposta per resistere. Non a caso, per decenni quasi tutti i bluesman italiani hanno cantato in inglese, spesso con risultati più onesti che convincenti.
Ma c'è un'alternativa: non tradurre il blues, bensì farlo migrare. È quello che Beppe Platania ha cercato di fare, costruendo uno stile ponte tra le due tradizioni.
Non tradurre, abitare
Il rischio, quando si canta il blues in italiano, è la parodia: testi forzati, rime povere, un effetto da cabaret. La soluzione, nella musica di Beppe, è stata cambiare approccio. Non «come si dice questo verso in italiano?», ma «come suona la rabbia, la fatica, l'amore perduto nella lingua in cui le vivo io?».
Il risultato sono testi che non hanno paura della prosa: frasi parlanti, immagini quotidiane — il cantiere, la periferia, il bar sotto casa — al posto delle metafore del Delta. Un blues che si sposta geograficamente senza tradire la forma.
Un confronto con la scena roots italiana
Beppe non è il solo. Artisti come Giovanni Lindo Ferretti nei suoi ultimi lavori roots, o la scena folk-popolare che ha riportato la tradizione contadina italiana sul palco, hanno dimostrato che le radici possono parlare la lingua del posto. La differenza, nel caso di Beppe, è la coerenza: anni di lavoro sul rapporto tra ritmo e sintassi italiana, fino a far sembrare naturale ciò che è frutto di studio paziente.
Ascolti consigliati per capire la differenza
- I primi dischi in inglese di Beppe, per il confronto diretto con la tradizione americana
- I lavori in italiano, dove il fraseggio si fa più parlato e la chitarra si adatta alla lingua
- Le reinterpretazioni di standard con testo italiano, il banco di prova più rischioso
La conclusione: il blues è dove lo metti tu
Alla fine la domanda non è «si può cantare il blues in italiano?» ma «che cosa vuoi dire, e in quale lingua lo senti?». Per Beppe Platania la risposta è chiara: il blues non è un dialetto, è un modo di stare al mondo. E il mondo, per fortuna, si può raccontare anche nella lingua di mamma.