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Cinque legni e valvole che hanno scritto la storia del blues nostrano

Beppe Platania
Cinque legni e valvole che hanno scritto la storia del blues nostrano

Photo: Elmschrat, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Se volete raccontare mezzo secolo di blues italiano, potete partire dai dischi, dalle date, dai nomi. Oppure potete fare come faccio io: aprite il case di un vecchio musicista e guardate cosa c'è dentro. Gli strumenti parlano, e spesso dicono più di qualsiasi biografia.

Il Telecaster arrivato col conto in tasca

Prima tappa: i primissimi anni Settanta. In un'Italia dove il blues era una sect di iniziati e le chitarre americane si trovavano più o meno solo a Milano, avere un Fender Telecaster era come avere un coccodrillo in giardino. Quei Tele d'importazione — spesso comprati a peso d'oro da colleghi che li pagavano in rate triennali — erano strumenti duri, squillanti, perfetti per tagliarsi lo spazio in locali dove l'impianto di diffusione era un'idea vaga.

Ricordo storie di colleghi che portavano il Tele in giro dentro un sacco della spazzatura perché il case vero era un lusso. E il suono, con quelle vecchie valvole spinte al limite, era sporco, vivo, indimenticabile.

La Les Paul dei sogni e il piano di rigore

Seconda tappa: la Les Paul. Per la generazione che venne dopo, quella scoppiata a fine anni Settanta, il punto di riferimento era il muro di suono di Gary Moore e Mick Taylor. Il problema era che una Les Paul costava quanto un'auto usata. Così si è diffusa la razza dei "Giapponesi buoni": le copie Tokai, Aria e Greco, strumenti che molti musicisti italiani hanno suonato per decenni in giro per la penisola, difendendosi a colpi di aneddoti dai puristi.

E qui va fatta una confessione di categoria: mezzo secolo di live blues italiano è stato suonato anche con strumenti che non erano quelli che sembravano. E nessuno se n'è mai accorto, perché il blues sta nelle dita, non nel logo sul plettrofermo.

Gli ampli: valvole, sudore e fortuna

Terza tappa, la più romantica: gli ampli. Il Fender Twin Reverb è l'icona assoluta del live blues, ma in Italia, tra gli anni Settanta e Ottanta, il vero lavoro lo hanno fatto oggetti più umili: vecchi Vox AC30 in dismissione, Marshall JMP comprati usati, e persino amplificatori di fabbricazione italiana tipo i VeT con trasformatori saldati a mano.

La manutenzione era un'arte perduta che tutti praticavano. Cambiare una valvola in cameria prima del soundcheck, sistemare un potenziaometro con spray puliscicontatti presi in prestito da un radioamatore, trovare un fusibile di ricambio in una ferramenta di paese: queste sono le vere competenze che non compaiono nei curriculum.

Le riparazioni da tour

Quarta tappa: le emergenze. Il tour blues italiano classico prevede un'auto carica, tre date in tre giorni e un piano d'emergenza che consiste nel "ci pensiamo sul posto". Corde di scorta sempre, ovviamente. Ma anche: cacciavite, nastro gomma, sbarrette di piombo per il truss rod e la capacità di suonare con cinque corde su sei se serve.

Mi raccontano di una data in provincia di Brescia in cui un pontetello si è staccato mezz'ora prima del concerto. Soluzione: un falegname del paese, un po' di colla animale e una fascetta tenuta stretta fino a chiamata. Lo strumento suona ancora oggi.

Il presente: valvole o modellazione?

Quinta e ultima tappa: adesso. I setup moderni sono un'altra cosa — pedaliere digitali, ampli di modellazione, chitarre che cambiano intonazione al tocco di un bottone. Qualche vecchio lupaggio se ne lamenta. Io direi che il discorso è più semplice: la tecnologia cambia, l'intenzione no. Un giovane che oggi suona un blues con un modellatore nel suo appartamento a Bologna ha lo stesso obbiettivo di un ragazzino del 1972 con un Tele costosissimo: far vibrare una stanza piena di persone.

E quando, tra qualche decennio, qualcuno aprirà il case di uno di questi musicisti, troverà cavi, pedali e magari un powerbank. E capirà, esattamente come facciamo noi con i vecchi Tele e i Twin riparati dieci volte, che dietro quella roba c'è una storia. La stessa, sempre: cinquant'anni di corde, valvole e sudore italiano.

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